I fari a scarica ad alta intensità allo xeno, comunemente indicati con la sigla HID o semplicemente come fari allo xeno, sono una tecnologia di illuminazione che produce luce facendo scoccare un arco elettrico all'interno di una capsula riempita di gas, anziché scaldando un filamento metallico. Comparsi sulle vetture premium nei primi anni Novanta, rappresentarono il primo grande salto di resa luminosa dei proiettori dall'epoca dei sealed-beam e delle lampadine alogene, offrendo un'illuminazione nettamente più intensa e bianca che trasformò la visibilità notturna.
Dentro una lampada HID non esiste alcun filamento. La capsula contiene gas xeno insieme a una piccola carica di sali di alogenuri metallici. Una centralina detta ballast applica una tensione molto elevata e di breve durata, spesso intorno ai 20.000 volt, per ionizzare il gas e innescare l'arco fra due elettrodi; lo xeno garantisce una luce utile e immediata all'accensione, mentre i sali metallici, vaporizzandosi per effetto del calore, sostengono e colorano l'arco. A regime, il ballast alimenta la lampada a una tensione stabile e molto più bassa. Una tipica lampada HID da 35 watt produce circa 3.000 lumen, all'incirca il doppio della resa di una lampadina alogena da 55 watt, pur assorbendo meno energia e durando notevolmente più a lungo.
Per chi guida i vantaggi pratici sono una maggiore portata e ampiezza del fascio e una temperatura di colore intorno ai 4.000-4.500 kelvin, prossima alla luce diurna, che riduce l'affaticamento visivo e fa risaltare con più nitidezza segnaletica orizzontale, cartelli e pericoli. La luce più bianca viene spesso percepita come più moderna, ed è una delle ragioni per cui lo xeno divenne un equipaggiamento molto ricercato sui modelli executive e di lusso.
Questa intensità comporta un obbligo pratico e di legge: gli impianti HID devono integrare il livellamento automatico, che mantiene il fascio puntato correttamente quando l'assetto della vettura cambia sotto carico o in frenata, insieme ai lavafari che tengono pulita la trasparenza, poiché una lampada HID sporca o mal regolata può abbagliare in modo severo chi proviene in senso opposto. Molti impianti ricorrono a un proiettore a lente con un netto taglio del fascio per controllare l'abbagliamento. La soluzione bi-xeno impiega un'unica capsula ad arco con uno schermo mobile per ottenere sia gli anabbaglianti sia gli abbaglianti da una sola sorgente.
Lo xeno presenta però alcuni limiti. Le lampade impiegano uno o due secondi per raggiungere la piena luminosità e non possono essere accese e spente rapidamente, il che le rende poco adatte ai lampeggi con gli abbaglianti senza una sorgente separata. Ballast e accenditori aggiungono costo e complessità, e un ballast difettoso o una lampada invecchiata che vira verso una tonalità rosa o violacea possono risultare costosi da sostituire. I kit xeno aftermarket montati in parabole progettate per le alogene sono una nota fonte di abbagliamento pericoloso e incontrollato.
Nel più ampio panorama dell'illuminazione lo xeno occupa una posizione di transizione. Ha soppiantato l'alogeno come scelta premium, ma è stato a sua volta largamente superato dai fari a LED e a matrice di LED, che si accendono istantaneamente, durano per tutta la vita dell'auto e consentono di oscurare singoli segmenti del fascio. Resta strettamente imparentato con i fari bi-xeno, con i fari adattivi che orientano il fascio in curva e con le luci diurne, tutte tecnologie evolutesi parallelamente.
- Luce da un arco elettrico nel gas xeno, non da un filamento
- Più intensa, bianca ed efficiente dell'alogeno
- Richiede livellamento automatico e lavafari per non abbagliare
- Largamente superata dai fari a LED e a matrice di LED