La kei car è una categoria tipicamente giapponese di veicolo molto piccolo e leggero, definita non da una particolare forma di carrozzeria ma da un insieme di limiti legali severi su dimensioni e cilindrata. Il nome è l'abbreviazione di keijidōsha, che significa automobile leggera, e la classe fu creata dal governo giapponese dopo la Seconda guerra mondiale per mettere una mobilità personale economica e accessibile alla portata di una popolazione che stava ricostruendo la propria economia. In cambio del rispetto dei limiti prescritti, i proprietari ricevono una serie di vantaggi finanziari e normativi concreti.
La normativa attuale fissa una lunghezza massima di circa 3,4 metri e una larghezza di 1,48 metri, con cilindrata limitata a circa 660 centimetri cubici e potenza convenzionalmente contenuta a 64 cavalli per un accordo di lungo corso tra i costruttori. Questi valori sono stati rivisti al rialzo più volte nei decenni, di pari passo con l'evoluzione delle strade e delle aspettative di sicurezza, ma la filosofia è rimasta invariata: mantenere l'auto davvero piccola e leggera. Targhe gialle distintive identificano le kei car sulle strade giapponesi, segnalandole come classe legale separata.
Gli incentivi sono al centro dell'enorme popolarità della categoria. Le kei car beneficiano di tasse di possesso e bollo più bassi, di assicurazioni più economiche e, cosa cruciale nelle città affollate, dell'esenzione dall'obbligo di dimostrare la disponibilità di un posto auto privato, requisito invece previsto per i veicoli più grandi. Nel complesso questi risparmi rendono una kei car nettamente più economica da acquistare e da mantenere rispetto a una normale utilitaria, ragion per cui questa classe rappresenta una quota molto ampia di tutti i veicoli nuovi venduti in Giappone.
Entro dimensioni esterne tanto contenute, i costruttori giapponesi sono diventati maestri nello sfruttamento degli spazi, ricavando da un ingombro minimo una sorprendente quantità di spazio interno utile e di soluzioni ingegnose. La classe comprende una straordinaria varietà di forme, dalle monovolume alte e squadrate e dai microfurgoni alle cabriolet, alle coupé sportive come la Honda S660 e la Daihatsu Copen, fino a fuoristrada robusti come la Suzuki Jimny, tutti progettati per sfruttare al meglio ogni centimetro cubo.
Il limite principale è che la kei car è essenzialmente un fenomeno solo giapponese, perché l'intero concetto ruota attorno a vantaggi fiscali e normativi nazionali che altrove non esistono. I motori e le carrozzerie minuscoli sono inoltre meno adatti ai lunghi tragitti autostradali ad alta velocità e offrono una protezione in caso d'urto inferiore a quella di vetture più grandi, anche se gli esemplari moderni rispettano gli standard di sicurezza attuali. Nella più ampia classificazione dei veicoli piccoli, la kei car si colloca vicino alla microcar europea e al di sotto dell'utilitaria e della compatta, distinguendosi da esse non tanto per le dimensioni quanto per lo specifico quadro normativo nazionale che la fa esistere.
- Classe giapponese con limiti severi di dimensioni e cilindrata di circa 660 cc
- Garantisce tasse, assicurazioni e regole di parcheggio più convenienti
- Lo sfruttamento intelligente degli spazi offre interni sorprendentemente capienti
- Diffusa quasi solo in Giappone, perché legata alle normative locali