L'automazione di Livello 3 segna la transizione più rilevante della scala SAE J3016, perché è qui che la responsabilità di monitorare l'ambiente di guida passa, per la prima volta, dall'essere umano alla macchina. Entro un insieme definito di condizioni l'auto guida e osserva la strada da sola, il che sul piano legale e pratico permette alla persona al posto di guida di distrarsi, di togliere gli occhi dalla strada e rivolgere l'attenzione ad altro. È per questo che la SAE colloca proprio qui il confine tra assistenza al conducente e guida automatizzata: ai Livelli 1 e 2 è sempre l'essere umano a guidare, mentre al Livello 3 è il sistema.
Le esigenze tecniche sono assai più gravose di quanto lasci intendere il passaggio dal Livello 1 al Livello 2, pur non aggiungendo entrambi alcun nuovo asse di controllo. Un sistema di Livello 3 deve percepire ciò che lo circonda con sufficiente ridondanza e affidabilità per meritare fiducia senza un essere umano che supervisioni, il che in genere significa combinare radar, più telecamere, sensori a ultrasuoni e spesso lidar, supportati da cartografia ad alta definizione e localizzazione precisa. Soprattutto, deve riconoscere i limiti della propria competenza e gestire una restituzione sicura del controllo. Quando non è più in grado di far fronte alla situazione, emette una richiesta di subentro e concede al conducente una finestra definita, di norma intorno ai dieci secondi, per riprendere il controllo, durante la quale il sistema continua a guidare in sicurezza.
L'ambito entro cui tutto ciò è consentito è governato dal dominio operativo di progetto: la specifica combinazione di tipo di strada, velocità, condizioni meteo, illuminazione e traffico in cui il sistema è certificato a operare. Il Drive Pilot di Mercedes-Benz, primo sistema di Livello 3 approvato a livello internazionale per le auto private, mostra quanto ristretto possa essere: funziona solo su determinate autostrade cartografate, di giorno o con illuminazione adeguata, con tempo sereno e al di sotto di un modesto limite di velocità che riflette il traffico congestionato. Al di fuori di questi confini il conducente deve riprendere il controllo e il sistema torna ad assistere anziché guidare.
Per l'occupante il vantaggio è qualitativamente diverso da qualsiasi cosa al di sotto: la libertà, con occhi e mani lontani dalla guida, di leggere, lavorare o guardare uno schermo mentre l'auto affronta un noioso ingorgo. Il pericolo corrispondente è la restituzione stessa del controllo. Una persona estratta da un'attività estranea ha bisogno di tempo e di segnali chiari per ricostruire la consapevolezza della situazione, ed è per questo che un robusto sistema di monitoraggio del conducente resta indispensabile anche quando è consentito distogliere lo sguardo: per confermare che sia ancora seduto, sveglio e in grado di riprendere il controllo, e per aumentare con decisione l'intensità degli avvisi se la richiesta di subentro resta senza risposta.
Il Livello 3 rimane estremamente raro nella produzione, frenato tanto dalla regolamentazione, dalla responsabilità giuridica e dalla difficoltà dei passaggi di consegne sicuri quanto dalla tecnologia dei sensori. È meglio interpretarlo come una guida autonoma condizionata con una rete di sicurezza umana: più capace dei sistemi di Livello 2 supervisionati che lo precedono, ma ancora dipendente da una persona che possa subentrare. Il livello successivo, il Livello 4, elimina del tutto quella rete entro il proprio dominio: il sistema deve risolvere da sé qualsiasi problema, senza alcuna aspettativa che un essere umano riprenda mai il controllo.
- L'auto guida e si monitora da sola entro condizioni definite
- Il conducente può distrarsi e distogliere lo sguardo, entro certi limiti
- Deve riprendere il controllo quando il sistema lo richiede
- Molto raro nella produzione (ad esempio Mercedes Drive Pilot)