06 — Glossario
Tipi di carrozzeria

Microcar

La microcar è un veicolo urbano estremamente piccolo e leggero, spesso classificato come quadriciclo, con potenza e velocità limitate.

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Definizione

La microcar rappresenta la categoria più piccola di veicolo passeggeri concepito per circolare su strada, pensato quasi esclusivamente per brevi spostamenti urbani in cui compattezza, facilità di parcheggio e bassi costi di gestione contano molto più di velocità, autonomia o capacità di carico. In molti ordinamenti questi mezzi non rientrano affatto nella categoria delle automobili, ma in quella dei quadricicli, un inquadramento giuridico distinto che impone limiti severi a potenza, massa e velocità massima in cambio di obblighi normativi più leggeri e, in alcuni Paesi, requisiti di patente meno stringenti. È proprio questa cornice normativa, più di qualsiasi singolo dettaglio progettuale, a distinguere la microcar da una vettura comune.

Nel quadro europeo, ad esempio, il quadriciclo leggero è limitato a circa 6 kW di potenza e a una massa a vuoto di circa 425 kg escluse le batterie, con una velocità massima vincolata intorno ai 45 km/h, mentre la categoria più pesante L7e consente fino a 15 kW e velocità superiori. Entro questi limiti la microcar ospita di norma uno o due occupanti, monta piccoli motori a benzina di bassa cilindrata o, sempre più spesso, modesti motori elettrici, e poggia su un passo corto con un raggio di sterzata minimo. La costruzione leggera mantiene basso il fabbisogno energetico, ed è esattamente per questo che la trazione elettrica a batteria si adatta tanto bene a questo formato.

Per chi la utilizza i vantaggi sono evidenti. La microcar entra in spazi di sosta proibitivi per un'auto normale, consuma pochissimo carburante o elettricità e, in alcune regioni, può essere guidata da persone giovani o prive della patente B. Anche assicurazione e bollo risultano spesso proporzionalmente contenuti. Nelle città dense, nei centri storici congestionati e per i tragitti brevi questi pregi possono superare i compromessi più evidenti, rendendo la microcar una scelta davvero razionale e non una semplice curiosità.

Il concetto vanta una storia lunga e colorita. L'Europa del dopoguerra conobbe il boom delle "bubble car" come la BMW Isetta, la Messerschmitt KR175 e la Heinkel Kabine, frutto dell'austerità e della domanda di mobilità economica negli anni Cinquanta. L'idea svanì man mano che le piccole utilitarie convenzionali divennero accessibili, per poi rinascere in forma moderna con vetture come la Renault Twizy, la Citroën Ami e la prima Smart Fortwo, quest'ultima a metà strada tra microcar e vera citycar.

I limiti sono intrinseci e non vanno sottovalutati. Con una struttura di sicurezza minima, microcar e quadricicli offrono una protezione degli occupanti nettamente inferiore a quella di un'auto vera, e diversi modelli hanno ottenuto risultati scarsi nei crash test indipendenti. La bassa velocità massima e la stabilità ridotta li rendono inadatti ad autostrade e superstrade veloci. All'interno della famiglia delle vetture compatte si collocano al di sotto della citycar e della compatta leggermente più spaziosa, e sono concettualmente vicini alla kei car giapponese, sebbene queste ultime siano autoveicoli a tutti gli effetti, costruiti secondo uno standard nazionale di dimensioni e potenza anziché quadricicli.

Punti chiave
  • I veicoli stradali più piccoli, spesso quadricicli sotto il profilo giuridico
  • Potenza e velocità massima limitate; ideali solo per i tragitti cittadini
  • Estremamente facili da parcheggiare e ben adatti alla trazione elettrica
  • Minore protezione in caso d'urto e nessuna attitudine autostradale rispetto a un'auto vera
Anche noto come
quadricyclebubble car